Laureata all’Università di Padova, dopo un periodo di studi negli Stati Uniti ha conseguito un dottorato in Economia presso l’Università Bocconi, durante il quale dove ha potuto approfondire ulteriormente lo stretto legame fra educazione degli individui e condizioni sociali ed economiche di partenza. Oggi Michela Carlana è Visiting Associate Professor dell’Università Bocconi e Associated Professor della Harvard Kennedy School ed è una delle voci più autorevoli quando si tratta di ideare nuovi progetti di contrasto alla dispersione e all’abbandono scolastico, facendo attento uso delle nuove tecnologie.
Professoressa Carlana, quali sono le categorie maggiormente a rischio di dispersione scolastica e di esclusione dal mercato del lavoro, a oggi, nella popolazione studentesca in Italia?
Il fattore principale di rischio rimane il background socioeconomico, soprattutto per quanto riguarda le persone immigrate di prima e seconda generazione, dove minori sono le possibilità di sostegno e supporto da parte delle famiglie. Gli studenti, in particolare, risentono molto delle aspettative che le famiglie stesse nutrono nei loro confronti. Quanto più sono basse le aspettative, tanto più assistiamo a un netto peggioramento dei risultati e della motivazione da parte degli studenti. In questo senso, le attività pensate per incentivare la partecipazione dei giovani – e in particolar modo delle giovani – allo studio delle materie STEM possono costituire un efficace strumento di contrasto al rischio di dispersione scolastica, intervenendo laddove la famiglia e più in generale, la società, non garantisce un efficace sostegno.
Che cosa viene fatto per prevenire questi rischi a livello nazionale e che cosa si potrebbe fare, ulteriormente, sull’esempio degli altri Paesi?
Il trend di contrasto alla dispersione scolastica rimane positivo, perché gli insegnanti sono sempre più attenti a cogliere i primi segnali di disagio e intervenire tempestivamente. A livello internazionale è interessante notare come sia sempre più importante l’utilizzo dei dati per individuare le possibili situazioni di rischio, anche grazie all’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale. In questo senso, i dati a disposizione del Ministero dell’Istruzione e del Merito potrebbero essere utilizzati per introdurre iniziative simili anche da noi: Il vero problema, semmai, è avere l’autorizzazione ad utilizzarli per il supporto a politiche effettive basate sull’utilizzo di AI.
Quali sono gli esempi concreti già sviluppati in Italia, da cui prendere spunto?
Il progetto TOP (Tutoring Online Program), ideato da me ed Eliana La Ferrara dell’Università Bocconi e dall’Università di Harvard e sostenuto da Fondazione Cariplo, va ad agire direttamente sugli studenti a maggior rischio di dispersione, fornendo loro un supporto immediato attraverso il tutoring di studenti volontari già iscritti a corsi di studio universitari. L’intuizione all’origine di TOP, nato negli anni della pandemia per assicurare a tutti l’accesso alla DAD, è che gli studenti universitari possono fungere da role model e influenzare positivamente le aspirazioni e le decisioni degli studenti delle superiori in misura maggiore rispetto a qualsiasi altro.
Come possono gli insegnanti intervenire in maniera preventiva, al di là di quello che viene comunemente chiesto loro di fare?
Prima ancora di pensare a quello che gli insegnanti potrebbero fare per la scuola, è necessario interrogarsi su quello che la scuola e la società potrebbero fare per gli insegnanti. La questione salariale, in questo senso, non può più essere rinviata: il ruolo dell’insegnante deve essere valorizzato da un punto di vista economico, perché la qualità del suo lavoro rappresenta la variabile fondamentale nella motivazione dei giovani e nel contrasto alla dispersione. Sullo stesso piano si colloca il problema delle strutture scolastiche, a loro volta causa di effetti negativi sulla qualità dell’apprendimento e la motivazione dei ragazzi. Solo se gli insegnanti saranno messi nella condizione di fare al meglio il loro lavoro sarà possibile pensare di intervenire con strumenti più evoluti, dalla didattica innovativa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale stessa.